lunedì 10 giugno 2013

Boccioni and indù religion

समय रथ खींच, सात बागडोर के साथ एक घोड़े की तरह, एक हजार आँखें, बीज से भरा, बुढ़ापे के लिए प्रतिरक्षा के साथ. सवारी कवियों जो आध्यात्मिक गीत को समझते हैं. वह सभी अस्तित्त्व के लिए पहियों.

“Il Tempo tira il carro, come un cavallo con sette redini, con mille occhi, ricco di seme, immune alla vecchiaia. Lo cavalcano i poeti che capiscono i canti ispirati. Egli ha per ruote tutte le esistenze.”

Atharvavedasaṃhitā

"La città che sale"
Umberto Boccioni

domenica 12 maggio 2013

Maman, je t'aime.

"On aime sa mère presque sans le savoir, et on ne s’aperçoit de toute la profondeur des racines de cet amour qu’au moment de la séparation dernière. "

"Si ama la propria madre quasi senza saperlo, e avvertiamo la profondità delle radici di tale amore solo al momento della separazione finale."

Guy de Maupassant

"mère et enfant"
Eugène Carrière

sabato 11 maggio 2013

Every man

"Non recidere, forbice, quel volto, 
solo nella memoria che si sfolla, 
non far del grande suo viso in ascolto 
la mia nebbia di sempre. 

Un freddo cala... Duro il colpo svetta. 
E l'acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di Novembre."
Eugenio Montale

"Die Toteninsel"
Arnold Böcklin

domenica 5 maggio 2013

Art & life

"Art teaches nothing, except the significance of life."

"L'arte non ci insegna nulla, salvo il significato della vita"
Henry Miller

"Rijksmuseum, Amsterdam, 1960s"
Fritz Henle

mercoledì 1 maggio 2013

100 post, la collezione prende forma

"De sterrennacht", di Vincent van Gogh è l'opera n°100 che entra stasera a far parte della collezione "Calzini a righi". Da tre mesi oramai ho cominciato a scrivere questo blog, e sono davvero felice di vedere come ogni giorno ci sia qualcuno che lo visita, che lo suggerisce agli amici, che mi chiede di inserire citazioni da quest'opera o condividere quel quadro. Non credo di poter far altro che ringraziarvi infinitamente, e chiedervi di continuare a seguire con lo stesso entusiasmo questo blog dalle ambizioni forse un po' troppo alte. JOIN IT

In the night: Hemingway.

"I know the night is not the same as the day: that all things are different, that the things of the night cannot be explained in the day, because they do not then exist, and the night can be a dreadful time for lonely people once their loneliness has started."

"So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata."

Ernest Hemingway

"De sterrennacht"
Vincent van Gogh

Kopf trompent

"Les visages trompent rarement : on a l'âme de son visage et le visage de son âme."

"I volti ingannano raramente. Si ha l'anima del proprio volto e il volto della propria anima."

Paul Brulat

"Charakterkopf"
Franz Xaver Messerschmidt

Ezra Pound, the pioneer.


“A civilized man is one who will give a serious answer to a serious question. Civilization itself is a certain sane balance of values.”
“È un uomo civilizzato colui che dà una risposta seria ad una domanda seria. Di per sé la civiltà non è altro che un sano equilibrio di valori.”
Ezra Pound
“The Pioneer”
Frederick Mccubbin

Clyfford's Sabba


“Eko, Eko, Azarak!
Eko, Eko, Zomelak!
Eko, Eko, Cernunnos!
Eko, Eko, Aradià!
Bagabi, Lacha, Bachabè
Karellyos!”
Canto del Sabba
“PH-118″
Clyfford Still

Three Men in a Boat (To Say Nothing of the Ox)


“Throw the lumber over, man! Let your boat of life be light, packed with only what you need — a homely home and simple pleasures, one or two friends, worth the name, someone to love and someone to love you, a cat, a dog, and a pipe or two, enough to eat and enough to wear, and a little more than enough to drink; for thirst is a dangerous thing.”
“Gettate via la zavorra, amici! Fate che la barca della vostra vita sia leggera, carica solamente di quello che vi serve. Una casa che sia casa e semplici piaceri, uno o due amici, degni di questo nome, qualcuno da amare e qualcuno che ti ami, un gatto, un cane, una pipa, o due, abbastanza da mangiare e da vestire, e qualcosa in più da bere; la sete è una cosa pericolosa”
Jerome Klapka Jerome
“Seketet”
Ancient Egyptian painter

Pig's love


Historie vom verliebten Schwein Malchus
“Hört die Mär vom guten Schwein 
Und von seiner Liebe! 
Ach, es wollt geliebet sein 
Und bekam nur Hiebe.
Weils dem Schwein noch nie so war 
(Erste, grüne Liebe!) 
Liebte es mit Haut und Haar. 
Und bekam nur Hiebe.
Denn die Sonne selber war 
Diese große Liebe. 
Wie, wenn sies mit Haut und Haar 
Zur Verzweiflung triebe?
Einmal nun im Sonnenschein 
Kriegt es keine Hiebe 
Und es schrie das gute Schwein: 
Ist das nun nicht Liebe?!
Und das sehr beglückte Schwein 
Es beschloss zu handeln 
Um im ewgen Sonnenschein 
Nun hinfort zu wandeln.
Und indem es Schweine fing 
Dass sie sich verbeugten 
Wenn das Schwein vorüberging 
Ehrfurcht ihm bezeugten
Hoffte das begabte Schwein 
Ihr zu imponieren 
Und im guten Sonnenschein 
Ständig zu spazieren.
Doch die Sonne sieht wohl nicht 
Jedes Schwein auf Erden 
Und sie wandt ihr Augenlicht 
Ließ es dunkel werden.
Dunkel um das arme Schwein 
Außen und auch innen. 
Doch da fiel ihm etwas ein 
Um sie zu gewinnen.
Und mit einem andern Schwein 
Übte es zusammen 
Mit dem Rüssel Gift zu spein 
Mit den Augen Flammen.
Und ein altes schwarzes Schwein 
Zwang es (nur durch Reden) 
Ihm und seinen Schweinerein 
Algier abzutreten.
Und als nun die Sonne kam 
Tat es voll Erregung 
Halberstickt von edler Scham 
Eine Fußbewegung
In der alles lag, was je- 
mals ein Schwein empfunden 
(Liebe lässt vergessen Weh 
Und gesalzne Wunden!)
Und so legt nun diese Sau 
Auf ‘ner kleinen Wiesen 
Tieferschüttert seiner Frau 
Afrika zu Füßen.
Und diktiert zur selben Stund 
Dass es einfach alle 
Die ihm diesen Seelenbund 
Störten, niederknalle.
Aber jedes Schwein ist schlau 
Weiß, die Sonn im Himmelsblau 
Ist stets nur die liebe Frau 
Von der jeweils größten Sau”
Storia del maiale innamorato Malchus
“Udite la storia del bravo
maiale e del suo amore!
Ah, lui voleva essere amato
e si prese solo botte!
Poichè al maiale non era ancora successo
così (primo, verde amore!),
lui amava con tutto il suo essere
e si prese solo botte!
Poichè era il sole stesso
questo grande amore.
E’ strano che con tutto il suo essere
lo facesse disperare?
Ora una volta nella luce del sole
lui non si prese botte.
E gridò il bravo maiale:
“questo non è amore?”
E colmo di gioia, il maiale
decise che d’allora
nella luce eterna del sole 
doveva camminare.
E quando coglieva maiali
che gli facevano la riverenza
-se il maiale passava
gli mostravano ogni deferenza-
sperava l’accorto maiale
d’imporsi alla sua amata
e nella buona luce del sole
di fare sempre la sua passeggiata
Ma il sole non vede forse
su questa terra ogni maiale.
E la luce degli occhi ritorse
e lo lasciò oscurare.
Buio intorno al povero maiale
di dentro oltre che di fuori.
Ma gli venne un’idea geniale
per cattivarsi il suo amore.
E praticava l’esercizio,
insieme con un altro maiale,
di sputare veleno con il grifo
e dagli occhi le fiamme.
E un vecchio porco nero
costrinse (solo con l’arte
della parola) a cedere Algeri
a lui e alle sue porcate.
E quando venne il sole,
con il piede -mezzo soffocato
per l’eccitazione da nobile
vergogna- fece un moto
in cui tutto era implicito
quello che il maiale ha provato 
(l’amore affida la pena all’oblio 
e le ferite salate).
E così ora questo porco
su un praticello pone
l’Africa, con l’animo commosso,
ai piedi di sua moglie.
E nei giorni oscuri quando
lei gli ruppe la fede data,
cupo corse via dal trogolo
e arrancò in aperta campagna.
Ma ogni maiale è furbo, conscio
che il sole nel cielo azzurro è solo
e sempre l’amata del porco
di turno che è il più grosso.”
Bertolt Brecht
“Zoomorphic pyxis”
Cycladic people

lunedì 29 aprile 2013

Details


“The shortcut to closing a door is to bury yourself in details.”
“Il modo più rapido per chiudere una porta è seppellirsi nei dettagli.”
Chuck Palahniuk
“Hotel Chevalier”
Wes Anderson

domenica 28 aprile 2013

Lover's war


"Feritevi, ferite,
viperette mordaci
dolci guerriere ardite
del Diletto e d'Amor, bocche sagaci!
Saettatevi pur, vibrate ardenti
l'armi vostre pungenti !
Ma le morti sien vite,
ma le guerre sien paci,
sien saette le lingue e piaghe i baci."

Giovan Battista Marino

"Il bacio"
Francesco Hayez

sabato 27 aprile 2013

La Bruja

"Les sorcières ont cessé d'exister quand nous avons cessé de les brûler"

"Le streghe hanno cessato di esistere allorquando noi abbiamo cessato di bruciarle."

François-Marie Arouet Voltaire

"La Celestina"
Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Annibali Picasso

L'amour toujours

"Des yeux qui font baisser les miens 
Un rire qui se perd sur sa bouche 
Voilà le portrait sans retouche 
De l'homme auquel j'appartiens 

Quand il me prend dans ses bras, 
Il me parle tout bas 
Je vois la vie en rose,

Il me dit des mots d'amour 
Des mots de tous les jours, 
Et ça m'fait quelque chose 

Il est entré dans mon cur, 
Une part de bonheur 
Dont je connais la cause, 

C'est lui pour moi, 
Moi pour lui dans la vie 
Il me l'a dit, l'a juré 
Pour la vie 

Et dès que je l'aperçois 
Alors je sens en moi 
Mon cur qui bat 

Des nuits d'amour à plus finir 
Un grand bonheur qui prend sa place 
Des ennuis, des chagrins s'effacent 
Heureux, heureux à en mourir"


"Di quegl'occhi che si fondono coi miei,
un riso che si perde sulla sua bocca,
ed ecco il ritratto senza ritocchi
dell'uomo cui appartengo.

Quando mi prende fra le sue braccia,
e mi parla con tono basso,
desidero davvero una vita rosea.
Mi dice parole d'Amore,
parole di tutti i giorni,
e, ciò, mi fa qualche cosa.
S'è fatto spazio nel mio cuore,
una parte di felicità
di cui non conosco la causa.
Se ora c'è lui per me,
io ci sarò per lui nella vita.
Me l'ha detto, l'ha giurato, per la vita.
E giacché lo scorgo,
allora riesco ad auscultare
il mio cuore che batte.

Di notti d'Amore a non finire,
un'immensa felicità prende il suo posto,
e la noia, e tutti i dispiaceri si cancellano.
Felice, felice da impazzire."
Edith Piaf

"Chez le Père Lathuille"
Édouard Manet

venerdì 26 aprile 2013

Time wonder

„Es ist ein Wunder: der Augenblick, im Husch da, im Husch vorüber, vorher ein Nichts, nachher ein Nichts, kommt doch als Gespenst wieder und stört die Ruhe eines späteren Augenblicks“

"È un prodigio: l'attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. "

Friedrich Wilhelm Nietzsche

"L'enigma dell'ora"
Giorgio De Chirico

Apparences

"O lacrimă intotdeauna are rădăcini mai adânci decat un zâmbet"

"Una lacrima ha sempre radici più profonde di un sorriso"

Emil Cioran

"Life is beautiful and I'm So Fucking Happy"
Farhad Moshiri

Nanny’s saudade


“Avrebbe voluto, in compenso, un po’ piú di considerazione. Per esempio, quando arrivavano le lettere dalla Sicilia… Gliele recava lei, tutta contenta, esultante:
– Signorina! Signorina!
– Che c’è? Hai preso un terno al lotto?
La agghiacciava, ogni volta, con quelle parole. Stava ad aspettarla ch’ella finisse di leggere la lettera, sperando che le desse subito notizia del suo bambino, ma che! nulla; doveva domandargliene lei, quando le vedeva rimettere il foglio nella busta.
– E di Luzziddu, niente?
– Sí; dice che sta bene.
– E mia suocera, mia suocera?
– Anche.
Doveva contentarsi di queste risposte. Ma possibile che di laggiú non le mandassero a dire altro? Ah come si pentiva adesso di non avere imparato a scrivere! Aveva, sí, supposto, partendo, che la lontananza le sarebbe riuscita penosa; ma tanto poi no; era un vero supplizio, cosí!”
Luigi Pirandello
“Saudade”
José Ferraz de Almeida Júnior

Woman au serpent


פעם
ו’בשר מבשרי;
ועצם מעצמי.
לזאת תיקרא אישה
כפי שהוא הוסר
Questa volta                                                                                                                                         essa è carne dalla mia carne                                                                                                                   e osso dalle mie ossa.                                                                                                                              La si chiamerà donna                                                                                                                     perché dall`uomo è stata tolta.
Genesi
Femme au serpent
Francis Picabia

Courage and fear


“Courage is resistance to fear, mastery of fear, not absence of fear.”
“Il coraggio è resistenza alla paura e dominio della paura, non assenza di paura.”
Mark Twain 
“Ceļš no Murgs – Path of the Nightmare”
Jazeps Grosvalds

How to be a philoosopher


“Was macht den philosophen? Der muth keine frage auf dem herzen zu behalten.”
“Che cosa rende filosofi? Il coraggio di non serbare alcuna domanda nel cuore.”
Arthur Schopenhauer
“Democrito in meditazione”
Salvator Rosa

Wiener “Anguane”


“Gno pari al contava che chei ch’e lèvin-fûr tor miezagnot fin su la rèngita dal Nadison e’ vèvin cûr di viodi lis aganis. Fèminis cun tuna cjamesona blancja, scrofadis in dôs o trê di lôr, ch’e sbatèvin i linsûi te aga dal flump. E’ resentàvin e e’ cjantàvin. No si rivava a viodi s’e jèin vecjis o zòvinis, bielis o brutis, parceche no si lassàvin viodi: se si leva-dongja, e’ sparìvin… te gnot… Un omp di Uèlis al contava che des sôs bandis, sun tun rauat – el Sossò, aldovares sei – and’èrin tantis di chestis aganis, che si cjatàvin là tor miezagnot.”
“Raccontava mio padre che chi usciva verso mezzanotte ed arrivava fin sul greto del Natisone correva il rischio di vedere le fate dell’acqua. Donne con una camiciona bianca, accovacciate in gruppi di due o tre, che sbattevano le lenzuola nell’acqua del fiume. Risciacquavano e cantavano. Non si riusciva a scorgere se erano vecchie o giovani, belle o brutte, perché non si lasciavano vedere: se ci si avvicinava, sparivano… nella notte. Un uomo di Oleis raccontava che dalle sue parti, lungo un ruscello – dovrebbe essere il Sossò – , ce n’erano molte di quelle fate, che si riunivano colà verso mezzanotte.”
racconto delle “Tiaris di Cividât e de Badie di Rosacis”
“Wasserschlangen II”
Gustav Klimt

Follie, follie, delirio vano è questo?


“L’imagination est la folle du logis.”
“L’immaginazione è la matta di casa”
Nicolas Malebranche
Serpentine Gallery Pavilion 2008
Frank Gehry

Memoires, avant midi.


“Il y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblaient avoir été moulées dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. Il m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse: ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender ? Je bois une seconde gorgée où je ne trouve rien de plus que dans la première, une troisième qui m’apporte un peu moins que la seconde. Il est temps que je m’arrête, la vertu du breuvage semble diminuer. Il est clair que la vérité que je cherche n’est pas en lui, mais en moi. Il l’y a éveillée, mais ne la connaît pas, et ne peut que répéter indéfiniment, avec de moins en moins de force, ce même témoignage que je ne sais pas interpréter et que je veux au moins pouvoir lui redemander et retrouver intact, à ma disposition, tout à l’heure, pour un éclaircissement décisif. Je pose la tasse et me tourne vers mon esprit. C’est à lui de trouver la vérité. Mais comment ? Grave incertitude, toutes les fois que l’esprit se sent dépassé par lui-même ; quand lui, le chercheur, est tout ensemble le pays obscur où il doit chercher et où tout son bagage ne lui sera de rien. Chercher ? pas seulement : créer. Il est en face de quelque chose qui n’est pas encore et que seul il peut réaliser, puis faire entrer dans sa lumière.”
“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo.”
Marcel Proust
“Colazione in giardino”
Giuseppe De Nittis

Anarchy and emigration: Sacco and Vanzetti


“I would not wish to a dog or to a snake, to the most low and misfortunate creature of the earth–I would not wish to any of them what I have had to suffer for things that I am not guilty of. But my conviction is that I have suffered for things that I am guilty of. I am suffering because I am a radical and indeed I am a radical; I have suffered because I am an Italian and indeed I am an Italian(…). If you could execute me two times, and if I could be reborn two other times, I would live again to do what I have done already”
“Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un radicale, e davvero io sono un radicale; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano(…). Se voleste giustiziarmi due vole, e se io rinascessi altre due volte, io vivrei nuovamente per rifare ciò che ho già fatto.”
Bartolomeo Vanzetti
“From Sicily”
Lewis Wickes Hine

Le Radeau of Titanic


“The whole thing,” said Mrs. Brown, “was so formal that it was difficult for any any one to realize that it was a tragedy. Men and women stood in little groups and talked. Some laughed as the first boats went over the side. All the time the band was playing. (…) I can still see the men up on the deck tucking in the women and bowing and smiling. It was a strange sight. It all seemed like a play, like a drama that was being enacted for entertainment. It did not seem real. Men would say, ‘After you,’ as they made some woman comfortable and stepped back. I afterward heard some one say that men went downstairs into the restaurant. Many of them smoked. Many of them walked up and down. For a while after we reached the water we watched the ship. We could hear the band. Every light was shining.”
“Ogni cosa era formale a tal punto” disse Mrs Brown “da rendere impossibile comprendere l’imminente tragedia. Uomini e donne conversavano, in piedi, in piccoli gruppi. Alcuni risero quando furono calate le prime scialuppe. Per tutto il tempo la banda continuò a suonare. (…) Riesco ancora a vedere gli uomini sul ponte fare il filo alle donne, inchinandosi e sorridendo. Era davvero una visione particolare. Sembrava uno spettacolo, una specie di commedia messa in scena per intrattenimento. Non sembrava affatto reale. Alcuni uomini dicevano “dopo di lei” dopo aver fatto accomodare alcune donne, facendo un passo indietro. In seguito sentii di certi Sir che erano scesi nelle sale del ristorante. Molti fumavano. Molti passeggiavano avanti e indietro. Un istante dopo essere stati calati in acqua guardammo la nave. Potevamo sentire la banda suonare. Ogni luce brillava.”
Margaret Brown, New York Times, 20 April 1912
“Le Radeau de La Méduse”
Théodore Géricault

De providentia?


“Itaque cum videris bonos viros acceptosque 
dis laborare sudare, per arduum escendere, 
malos autem lascivire et voluptatibus fluere, 
cogita filiorum nos modestia delectari, 
vernularum licentia, illos disciplina tristiori 
contineri, horum ali audaciam. Idem tibi de 
deo liqueat: bonum virum in deliciis non 
habet, experitur indurat, sibi illum parat”
“Pertanto, quando vedrai uomini buoni ed 
accetti agli dèi soffrire, sudare, inerpicarsi per 
ardue vie, mentre i cattivi si danno all’allegria 
e sovrabbondano di piaceri, pensa che noi 
traiamo gioia dal decoro dei nostri figli e dalla 
licenza dei giovani schiavi: quelli sono tenuti 
a freno da una disciplina alquanto severa, di 
questi si alimenta l’insolenza. Abbi la stessa 
chiara idea di Dio: egli non mantiene l’uomo 
buono in mezzo alle delizie, lo mette alla 
prova, lo tempra, lo prepara per sé.”
Seneca
“Fraile hablando con una veja”
Francisco José de Goya y Lucientes